Frasi di Peter Altenberg

Peter Altenberg pseudonimo di Richard Engländer (1859 – 1919), scrittore, poeta e aforista austriaco.

 

Nacque con il nome di Richard Engländer il 9 marzo 1859. Il nome “Altenberg” deriva da una piccola cittadina sulle rive del Danubio. A quanto si dice scelse il nome “Peter” in onore di una giovane donna che ricorda come un amore non corrisposto (questo era stato il suo soprannome).
Fu una figura fondamentale per la nascita del primo modernismo nella capitale austriaca.

 Altenberg, che non si sposò mai, morì l’8 gennaio 1919, all’età di 59 anni. Fu seppellito nel cimitero centrale di Vienna.

 

 

 

 

 

 

Buona lettura

Grecia! Cupa, pesante sensualità che svapora in purissimo sentimento estetico! La materia superata da ciò che essa irradia – la bellezza! Liberata nel movimento. Incantata nella grazia!
(p. 64)

 

Vorrei descrivere un uomo in una frase, un’esperienza dell’anima in una pagina, un paesaggio in una parola! Punta, artista, mira, fa’ centro! Basta.
(p. 99)

 

Riprodursi?!?
Genera piuttosto colui che non sei potuto diventare, tu.
(p. 123)

 

Sia così la tua anima! Precipiti, affondi, si perda, si polverizzi!
Ma ritrovi poi, sicura, raccolta, nel letto più tranquillo, il suo puro e chiaro corso!
(Cascata della Traun presso Gmunden, p. 138)

 

Ci accorgiamo solo a poco a poco che il «fiore azzurro» dei romantici cresce realmente nei campi reali – – – la campanula, il fiordaliso, il nontiscordardimé eccetera, eccetera, e che questi fiori sono più bellipiù graziosi, più trasognati e dolcemente misteriosi di quelli che allignano nel ridicolo humus del paese dei sogni – – –! Essere ancora capaci di scoprire l’«ideale» nel «reale» – – – questo soltanto significa essere veramente un romantico!
(p. 152)

 

Dio pensa nel genio, sogna nel poeta e dorme nella restante umanità.
(p. 159)

 

Un aforisma è qualcosa che risparmia allo scrittore un saggio esplicativo, ma che, proprio per questo, provoca nel lettore il massimo shock.
(p. 159)

 

Beethoven, profondamente immerso in te stesso, ascoltavi e percepivi, tu, sordo, i rumori del mondo intero: Il concerto della tempesta, il concerto della quiete, il concerto dei lamenti, il concerto delle risate! E semplicemente li hai riprodotti, come le montagne l’eco – – –. È nata così la musica del mondo.
(p. 174)

 

[Le donne nei ritratti di Gustav Klimt] Sono tutte creature che si sottraggono alla pesantezza terrestre, quale che sia la loro posizione nella vita reale del giorno e dell’ora. Sono tutte principesse per mondi migliori e più delicati. Il pittore le ha viste così, non si è lasciato ingannare, le ha giustamente innalzate agli ideali che in esse cantavano e gemevano.
(p. 195)

 

Dovrebbe essere possibile far nascere dalle «piccolezze» una sinfonia dell’esistenza quotidiana! Non aspettate i grandi eventi! Anche il più piccolo avvenimento è un grande evento! Lo squittio del topo nella trappola è una terribile tragedia! Una volta uno mi disse: La cosa più terribile è un leprotto trascinato nella tana di una volpe. Le piccole volpi lo rosicchiano vivo giorno e notte coi loro aguzzi dentini! Sono queste le tragedie dell’esistenza!
Le piccolezze della vita sono per noi sostitutive dei «grandi eventi». In ciò sta il loro valore, purché lo si comprenda!
(da Piccolezze, p. 203)

 

Il pudore è «una protezione per le proprie inadeguatezze». Si nasconde ciò che c’è da nascondere! Anche la fedeltà è una protezione. Se solo sapessi contro cosa?! Ah, sì, contro i pericolidell’infedeltà!
(p. 250)

 

Hanno nostalgia dell’inconscio soltanto coloro i quali in coscienza sanno una cosa sola: che erano e sono rimasti degli asini!
(p. 259)

 

È triste essere un’eccezione. Ma è ancora più triste non esserlo.
(p. 267)

 

Com’è possibile continuare ad amare quando non si ama più?! Come ci si regola con la propria anima?! Chiedilo al filisteo! Lui ci riesce!
La sua anima morta viene sostituita dal vivente senso del dovere!
È un pezzo di bravura, una stregoneria, qualcosa che va al di là e contro la natura, e tuttavia, lui ci riesce!
(p. 271)

 

Non sapersi difendere?! Ma noi sappiamo pensare e ghigliottinare nel nostro intimo! Più d’uno è sfuggito forse a Danton, Marat, Robespierre. A me non è sfuggito nessuno.
(p. 279)

 

Sedevamo bevendo tè giallo oro, caldo, profumato. Il tè dissipava la fresca umidità della sera d’aprile. Guardavamo fuori in silenzio lo splendore della pianura. Il vento del bosco veniva dalle montagne e dalle colline, e dal mondo che all’imbrunire si riposava! O effimero Uomo, il vento del bosco verrà dalla collina e dalle montagne, in eterno – –.
(pp. 285-286)

 

Un re in stato d’animo regale propose a un mendicante di dargli del «tu». Solo allora il mendicante si rese conto di essere un mendicante!
(p. 300)

 

«Autentico cristianesimo» significa fare un affare, l’unico giusto su questa terra. L’affare per cui si dimostra che rendere un servizio vitale a un altro è cosa più felice, più preziosa che renderlo a se stessi! Io non invidio nessuno per il suo «egoismo apparentemente ben calcolato». Per me l’egoismo è sempre «mal calcolato.»
(p. 327)

 

Come si può essere bonari quando si è sufficientemente intelligenti?! Come è possibile giustificare, ignorare, considerare ovvie delle idiozie che accadono intorno a noi mentre non dovrebberoaffatto accadere?! È questa la bonarietà?! No, è stupidità o pigrizia, o mancanza d’interesse, dunque egoismo!
(p. 329)

 

Sii quello che sei, non essere mai quello che gli altri esigono proditoriamente da te! Poiché essi non esigono altro da te se non la impudica toilette delle loro vanità, soltanto per non sentirsi ridicoli davanti a te! Ti impongono di sottometterti a loro, come a Hugo Wolf è stato imposto di sottomettersi a Franz Lehàr! Non fatelo!, scendete nelle vostre tombe coi vostri logori vestiti. E ridete delle loro risate!
(p. 341)

Malattia non è altro che non riconoscere, non trovare le strade della propria guarigione!
(p. 354)

 

Conoscere a fondo, esplorare un organismo ignoto – – – Chi è in grado di farlo, chi vuole farlo, con sommo amore, riguardo, saggezza?! Il poeta, soltantosoltanto il poeta!
(p. 379)

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