Citazioni di Zucchero

Zucchero, pseudonimo di Adelmo Fornaciari (1955 – vivente), cantautore e musicista italiano.

Adelmo Fornaciari è nato a Roncocesi, una frazione (successivamente diventato quartiere periferico) di Reggio nell’Emilia, il 25 settembre 1955. Suo padre si chiamava Giuseppe e sua madre Rina Bondavalli (1929-2001). Il nome d’arte, Zucchero, deriva dal soprannome datogli da una maestra delle elementari.

La sua prima grande passione è stata il calcio: il giovane Adelmo venne notato e tesserato ancora giovanissimo dalla società della Reggiana per giocare come portiere nella squadra dei pulcini. Nel 1968 la famiglia di Adelmo Fornaciari si trasferì da Roncocesi a Forte dei Marmi. Qui frequentò le scuole medie inferiori. Tre anni più tardi, nel 1971, la famiglia Fornaciari si trasferì nuovamente, questa volta ad Avenza, un quartiere di Carrara. Ad Avenza, Zucchero frequentò per cinque anni l’I.T.I.S. “Galileo Galilei”.

Diplomato come perito elettronico, decise, vista la sua grande passione per gli animali, di iscriversi all’Università nella Facoltà di Veterinaria; dopo aver superato 39 esami su 51 decise di lasciare tutto per seguire la sua vera passione: la musica. A insegnargli i primi rudimenti con la chitarra fu un americano, suo compagno di università. Durante la lunga gavetta ha svolto vari lavori tra i quali il tornitore, il salumiere ed il fornaio.

È nota la sua passione per i cappelli, infatti ne indossa sempre uno diverso nei suoi spettacoli (dichiarando di averne 350

 

Adelmo ha avuto una vita bizzarra e particolare. La mia vita è stata sicuramente non usuale; una sorta di percorso a ostacoli.

Buona lettura!

Alè! Voglio veder le protesi alzarsi! Le protesi! Vai! I pancioni ricchi e fatiscenti! Come on! Vorrei vedere più gente sotto. Tanto il caffè l’avete preso… Giusto? Quella schifezza che avete mangiato stasera l’avete ingurgitata e domani avrete dei problemi, però intanto il conto salato l’avete pagato. Allora vi conviene alzarvi, smaltire un po’ di quella tristezza che avete e venire sotto il palco. E che Dio ci benedica e che Dio vi benedica e vi perdoni! Alè! Fatiscenti! Vai! La vita è un’altra cosa! Vai! Baracconi!

Brian May ed Anastacia: sono artisti sani, genuini. Questo fa la differenza.

C’è gente che incide lo stesso disco da 20 anni.

Chocabeck: “Chocka” fa rumore e “Beck” è il becco. Quindi è il becco che fa rumore, vuol dire che non c’è companatico. Non c’è niente (da mangiare). Era quello che mi sentivo dire da mio padre alla domenica; quando non c’era il dolce quella domenica lì ed io ero bambino e volevo il dolce.. E lui “Eh arriva il chocabeck!”.

Come possiamo volare come aquile se siamo contornati da tacchini.

È difficile captare la sensibilità di certe persone perché stiamo andando troppo di fretta.

Fare una vita da artista significa parlare continuamente dell’arte di vivere.

Grillo mi fa pensare. Mi fa pensare che sia importante che ci sia questo movimento come strumento di controllo, come una bilancia, un ago che equilibra gli altri.

Il cantante, dopo un tour, deve decantare.

Il caso Ruby? Non conosco Berlusconi, ma che male c’è se gli piacciono le donne? Preferisco le persone goliardiche a quelle irreprensibili.

Il mio carattere si è forgiato sul marmo e l’anarchia.

Il mio stile preferito è quello straccione.

Il problema dell’ambiente mi preoccupa. Come faremo senza acqua? Ma soprattutto senza vino?

Il sesso va bene, il rock pure, ma le droghe sono stupide. Il mio motto è sex, frogs e rock and roll! [“sesso, rane e rock and roll”]

In dialetto, “Chocabeck” è il suono del becco quando il gallo non ha nulla da mangiare. Me lo diceva mio padre quando da bambino la dispensa era vuota. Una parola dolce, che smorzava la fame e mi rincuorava.

Internet? Prova a scaricare un tortellino se ci riesci!

Io non posso immaginare un mondo senza musica. La musica può metterti energia, darti allegria se sei triste, farti pensare, vestirti di nostalgia e di malinconia. La musica è una parte fondamentale della nostra vita. Poi… anche il silenzio è musica.

Io vengo dalla strada, lo sanno tutti. Fra amici usiamo le parolacce praticamente con affetto: “Vieni qui merdaccia”, “Cosa fai, troione”. Così a me viene naturale elevare un po’ il tono e il ritmo ai concerti, “alzate un po’ il culo e venite a ballare”. È il mio stile, piaccia o no. Ai miei fan piace. Sarebbe molto più facile fare lo spettacolo normale “buonasera signore e signori, grazie dell’applauso, arrivederci alla prossima estate”.

La gente consuma la musica come se fosse un fazzoletto per il naso.

[Durante la presentazione dell’album Chocabeck] La musica con internet è diventata una salumeria. Nel senso che in rete uno compra un etto di cotto, due di crudo, un po’ di olive e di acciughe e fa il pranzo. Io sono sempre stato convinto che un album debba avere delle omogeneità, deve iniziare con un sound e finire con quello

La musica è come il sesso: bisogna sperimentare sempre nuove posizioni.

La musica di oggi? Negli ultimi anni ci stanno abituando a mangiare grandi panini alla merda.

Masturbarsi è come pregare, c’è la stessa partecipazione dell’anima.

Mi piace sperimentare, mi piace non ripetere, non annoiarmi… Rifare le cose che hai già fatto credo che vada bene per il pubblico, poi però il pubblico ti vuole sempre così, mentre io cambio.

Non pagherei mai quaranta euro per vedere un concerto di Zucchero.

Non riesco ad immaginare ad un mondo senza musica. Sarebbe come immaginare un mondo senza mortadella: impossibile!

[Durante la presentazione dell’album Chocabeck] Non sento più il suono della domenica. Non ci sono più i vecchietti nelle piazze la domenica o le tavole apparecchiate. La domenica è diventato un giorno come un altro.

Non sono mai stato un “partyman”. Io vivo in una fattoria.

Non sono “politically correct”. E me ne vanto.

Per andare a letto tranquillo devi pensare al posto da cui vieni, io sto peggio quando penso a dove devo andare.

Perché porto gli occhiali? Quando canto a volte dormo.

Più badili e meno chitarre.

Più butti merda più prendi voti: è il berlusconismo.

Qualche anno fa c’è stato il caso-Farmoplant. Sono andato a manifestare con gli operai per una settimana. Nessuno se n’è accorto, e sai perché? Perché non andavo in prima fila a farmi riprendere dalle telecamere del Tg1 e neppure gli ho dedicato una canzone.

Quando chiedevo cosa c’era per dolce mio padre mi diceva che c’era il “chocabeck” era un suo modo dolce per non dirmi che non avevamo nulla. Io immaginavo che sarebbe arrivato un grosso dolce di cioccolato. E sto ancora aspettando.

Quando tu ad otto anni rimani scioccato dalla “baffona” è una roba che ti porti avanti tutta la vita.

Se è secco fumalo. Se è bagnato bevilo. Se si muove scopatelo. Se non si muove caricalo sul furgone.

Se prendi un compasso, lo metti al centro del mar dei Caraibi e tracci un cerchio trovi il cuore della musica.

Sono andato via in tenda con mio figlio, dalle mie parti. Tre giorni a fare il cowboy, con fuoco, fagioli e salsicce. La notte mi cagavo sotto.

Sono un bracciante della musica.

Sono un tipo eternamente conflittuale. Una parte di me è serena, ho fatto mille volte di più di quanto sognassi quando suonavo il sax tenore con I Duca, a 13 anni. La mia massima aspirazione era di finire professionista con una grande orchestra, sulle navi da crociera. Sono riuscito a sfondare con la musica che amo, senza cambiare me stesso: è una bella consapevolezza. Però devo fare i conti con l’altra metà di me, quella più inquieta, che mi spinge a cercare nuovi stimoli. Comporre rappresenta per me il momento più intimo, più sofferto, l’occasione per rimettermi in discussione con me stesso, e guardarmi dentro, per risolvere i conflitti interiori.

Ti trovo bene. Hai una faccia che non assomiglia a nessuno.

Voglio morire in scena. È la morte migliore, insieme a quella durante un’erezione.

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