Chi l’ha detto? frasi di Giuseppe Fumagalli

Giuseppe Fumagalli (1863 – 1939), bibliografo e scrittore italiano.

 

Facile è il trasmodare delle voglie, ove non si sappia imporre silenzio ai desideri, ai sentimenti immoderati, impresa non agevole, poiché talora la ragione fuorviata si mette dalla parte del senso. Giustissima è quindi la massima del moralista francese che “Le passioni sono i soli avvocati che persuadono sempre”, e il peggio è questo, che quasi sempre persuadono male e ci fanno desiderare con maggior cupidigia ciò che meno è concesso: “Sempre tendiamo con ogni sforzo a quel che è vietato, e desideriamo quel che ci è negato” 

 

Il mio libro non è che una paziente compilazione, che affido al benevolo esame, non degli ipercritici, non dei dotti, ma di tutti coloro, e sono i più, ai quali un bel giorno può fare difetto o la lettura o la memoria; quindi “Lungi da queste carte i cisposi occhi già da un secolo rintuzzati” come scrisse il Parini in principio della dedicatoria Alla Moda che precede Il Mattino.

 

Questa è una raccolta di citazioni, e non di proverbi. Ed i proverbi non sono soltanto nelle lingue volgari, ma anche nel latino, tanto dell’età classica, quanto della bassa latinità.

 

Talora il presente è così doloroso che non si può trovare conforto se non rimuovendone il pensiero e quasi imponendo a sé stesso d’ignorarlo.

 

Un altro bell’originale napoletano fu il Presidente Fenicia ossia Salvatore Fenicia, presidente della Commissione degli scavi di Ruvo, nato a Ruvo  nel 1793. Quest’altra famosissima bestia aveva la manìa della letteratura: un catalogo delle opere da lui scritte, compilato nel 1856 — e il Fenicia continuò a scrivere ed a stampare almeno fino al 1861 — ne riferisce 72 fra edite e inedite, di cui qualcuna in 12 volumi di complessive pagine 4000! Lo stile e la lingua di queste strampalatissime scritture sono qualcosa d’incredibile, ma lo spazio non mi consente di dilungarmi a trascriverne degli interminabili periodi.

 

Uno dei primi effetti dell’abitudine è di creare dei bisogni fittizi, e di rendere necessario finanche il superfluo.

 

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